Uomini e donne illustri

Frate Bernardino da Balvano

Nacque verso la fine del 1400 e inizio del 1500 a Balvano, piccolo centro Lucano in provincia di Potenza. La sua famiglia portava il cognome Ferraris. Entrò dapprima nell'Ordine dei francescani Osservanti, dove ottenne una solida formazione biblico-teologica. Verso il 1533 passò alla Riforma Cappuccina nella provincia della Basilicata-Puglie. Fu Definitore, Guardiano e Ministro Provinciale. Quando, staccandosi dalle Puglie, si costituì la Provincia della Basilicata, ne fu il primo Ministro Provinciale.

Eminente predicatore popolare soprattutto al sud, mentre predicava a Messina nel 1533, gli uditori, entusiasti della sua predicazione, ne richiesero la presenza per ben due anni. Le caratteristiche della sua predicazione erano: la semplicità nel proporre l'argomento, sviluppato con passi della Scrittura e dei Padri, soprattutto Agostino; il fraseggiare agile; il frequente uso di immagini, proposte con ardore e veemenza; la grande vena di ottimismo e speranza.

Si ignora l'anno della sua morte..

è possibile consultare l'opera sul sito comunicare.it / Specchio D'Orazione

 

Cristiano Proliano (astrologo)

Nato a Balvano nella prima meta del 400, si trasferì a Napoli dove diventò precettore dei figli di Antonello Petrucci, Segretario di Ferdinado D'Aragona.

Nel 1477 scrisse "Breve astrologiae compendium" col quale intese spigare ai suoi giovani discepoli la scienza astrologica. consultare l'allegato Tratto dal sito della Regione Basilicata

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Severina de Lilla

Biografia e foto prelevati del sito dell'Istituto De Lilla di Bari Severina de Lilla nacque a Padova il 30 luglio 1881 da Francesco Saverio de Lilla, militare di carriera presso il 14 Reggimento di Cavalleria "Alessandria", e da Carmela Di Stasio. I genitori di Severina erano di Balvano, in provincia di Potenza, un paese di circa tremila abitanti, "nella bassa valle del Platano, racchiuso da alture impervie e dossi selvosi". Il servizio militare aveva fatto girare per l'Italia Francesco Saverio.

La sola elencazione dei luoghi di nascita dei figli è prova eloquente di tale peregrinare: Padova, Piacenza, Parma, Fossano, Capua, Aversa e Napoli. Vicino al pensionamento Francesco Saverio De Lilla programmò un ritorno alla natia Balvano. L'esperienza acquisita, la sua provata rettitudine e la competenza gli meritarono la fiducia di una famiglia benestante, i Teti, che gli dettero l'amministrazione del suo patrimonio terriero. Severina De Lilla compì i suoi studi nel capoluogo della Lucania, Potenza e nella non lontana Napoli. La vita militare del padre le aveva naturalmente fatto comprendere che "il mondo è un villaggio", sicchè per lei il viaggiare era "vivere" e "servire gli altri". Mentre studiava alla scuola normale già si occupava proficuamente nelle ore di tirocinio dei piccoli dell'annesso giardino d'infanzia. Scoprì allora che insegnare, cioè aiutare gli altri a costruire il sapere, era chiaramente il programma della sua vita, la sua missione. Appena conseguita l'abilitazione cominciò a cimentarsi nei concorsi.

A Gallipoli dove fu fondatrice e direttrice didattica della scuola d'infanzia intitolata ad Edmondo De Amicis, dove operò così bene da fare di essa un modello, tanto che il Ministero della Pubblica Istruzione la prescelse per rappresentare l'Italia all'Esposizione internazionale di Bruxelles del 1910. La medaglia d'oro, conquistata sul campo e consegnatale anni dopo a Fiume da Gabriele D'Annunzio, la incoraggiò a proseguire il cammino intrapreso verso mete più alte. Coronò finalmente il suo sogno di educatrice con la fondazione a Bari dell'Istituto "Regina Elena"; un istituto capace di duecento posti per convittrici che, al mattino, accompagnate da istitutrici, si recavano nelle scuole pubbliche per gli studi prescelti, mentre al pomeriggio negli appositi differenziati studi del "Regina Elena", dove facevano i loro compiti seguite da istitutrici ed insegnanti e dalla stessa infaticabile direttrice Severina (De Lilla). Fra le insegnanti di tale studio erano impegnate anche le sorelle Dina, Anna e Adele. L'istituto aveva una rivista mensile di Cultura, "Lia", che costituiva anche un legame fra le ex convittrici.

L'impegno culturale prevedeva periodiche conferenze su temi letterari di alto livello e viaggi-studio in Italia e all'Estero. Un'ala dell'istituto era riservata alle giovani albanesi che venivano a Bari per la frequenza dell'università degli studi. Nel periodo estivo l'istituto, lasciato dalle convittrici che tornavano nelle loro famiglie, era utilizzato con le sue strutture didattiche come "scuola professionale" femminile. Severina De Lilla non ambiva riconoscimenti pubblici o titoli. Le Scuole erano per Lei strumenti con i quali comunicava alle giovani il frutto dei suoi studi e delle esperienze acquisite in Italia e all'Estero: tutto per una sempre migliore "promozione della donna" in tutta la sua "dignità".

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